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Uso dei test proiettivi e rigore scientifico

nota dell’Ordine degli Psicologi d’Abruzzo.

Gentile Direttore,
abbiamo letto, come sempre, con interesse il Suo editoriale del 29 aprile scorso. Le Sue riflessioni e il richiamo a temi così complessi offrono un’importante occasione di confronto pubblico su un ambito delicato come quello della tutela dei minori, in cui il rigore scientifico deve sempre dialogare con l’etica e la responsabilità sociale. Nel solco di questo dialogo, senza entrare nel merito delle decisioni già assunte, desideriamo offrire alcune precisazioni tecniche sulla metodologia professionale e sulle garanzie del nostro sistema.

Nelle valutazioni peritali l’uso di test proiettivi - come il disegno della famiglia, dell’albero o della figura umana - non risponde mai a una logica arbitraria o a singole interpretazioni isolate. La diagnosi psicologica è un processo articolato che integra colloqui clinici, osservazioni costanti e batterie di test validati. Paradossalmente, rispetto alla Sua posizione critica su quanto una famiglia possa liberamente aderire ad un modus vivendi divergente rispetto ai modelli proposti dalla nostra società, è interessante evidenziare che la peculiarità dei reattivi grafici è il loro riferirsi a criteri idiografici più che nomotetici. 

Detto con altre parole, i “disegni” sono relativamente utili per vedere quanto il soggetto sia simile o differente da un altro soggetto, dalla norma, dalle convenzioni sociali, o dai modelli “imposti”, ma sono fondamentali per capire la singolarità e unicità di quella psiche, ovvero cosa lo rende unico rispetto a qualunque altro essere umano. Eccoci allora di fronte al paradosso: i “disegni” somministrati sono quanto di più distante, tra gli strumenti psicodiagnostici disponibili, per valutare quanto quel bambino o quel genitore sia sufficientemente “inquadrato” nel nostro sistema.

A questo punto è lecito porsi quella domanda che il prof. Cantelmi pose nella prefazione di un testo tecnico sul disegno della figura umana in ambito clinico e giuridico peritale: a che servono i test? Sono davvero utili ed esplicativi o sono da assimilare alle divinazioni dei tarocchi e dei fondi di caffè? Per i professionisti della salute mentale la domanda è retorica e la risposta è certa. Sì, sono davvero utili.

Non è il singolo dettaglio grafico a definire un profilo del funzionamento psicologico di un individuo, ma la convergenza di molteplici indicatori analizzati da professionisti con una formazione ultra-decennale. Sovente, l’utilizzo dei “disegni” nei contesti psicologico-giuridici svolge la funzione di integrare le risultanze di altri elementi valutativi: esito dei colloqui, osservazioni, altri test. Come sosteneva lo stesso Freud, l’immagine precede e supera la parola.

Questo sistema di “pesi e contrappesi”, che coinvolge consulenti di parte e magistrati, garantisce che ogni conclusione sia soggetta a verifica e contraddittorio. Naturalmente, la decisione del giudice potrà essere appellata e, se si rilevano violazioni deontologiche, i consulenti possono essere segnalati alla commissione disciplinare dell’Ordine di appartenenza (nel caso dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Abruzzo molto attiva e scrupolosa, con sedute quindicinali). 

Questo accade in tutti i procedimenti attivati dai servizi sociali e dal Tribunale dei minorenni, non solo in questo caso specifico. Abbiamo ritenuto necessaria questa descrizione al fine di rassicurare chi legge e chi è investito da questo procedimento sulla complessità dell’iter, che chiama in causa più livelli di intervento in un ambito interdisciplinare: giudici, assistenti sociali, psicologi, psichiatri. Non sono quindi due consulenti con presunti ampi poteri discrezionali a determinare l’esito finale. Va inoltre chiarito che il compito dei consulenti non è quello di educare o partecipare a percorsi terapeutici, ma è quello di “fotografare” una situazione in atto in quel momento che porterà il giudice a prendere una decisione sulla collocazione dei minori ed eventuali azioni educative, terapeutiche, assistenziali che altri soggetti effettueranno.

In merito al Suo richiamo alle analisi di Michel Foucault sulla società disciplinare e sul biopotere, desideriamo condividerLe due riflessioni. La prima attiene alla più volte da Lei citata azione repressiva, conformista e totalitaria. Ci preme sottolineare che l’intervento del sistema di tutela non mira a una normalizzazione totalitaria o alla “segregazione” degli individui. Pur comprendendo la portata filosofica della Sua riflessione, non ravvisiamo nell’operato del Tribunale per i Minorenni, istituzione che conosciamo nella sua scrupolosità, il tentativo di conformare forzatamente i cittadini. Al contrario, il compito dello Stato e dei professionisti che lo coadiuvano è garantire che, pur nel rispetto di stili di vita non convenzionali e apertamente in opposizione ai modelli dominanti, vengano sempre preservati i diritti basilari e il benessere psicofisico dei minori.

La seconda riflessione attiene alla difesa del nostro sistema che pone la tutela del minore come fine ultimo, riconoscendo allo Stato laico il compito di garantire diritti basilari e tutela. Per poter funzionare questo sistema complesso ha bisogno della fiducia dei cittadini e delle cittadine, fiducia che si costruisce anche attraverso la trasparenza e la conoscenza del suo funzionamento. Questo non vuol dire negare responsabilità ed errori, qualora vi fossero. Siamo convinti, ad esempio, che l’utilizzo dei social da parte di professionisti della salute mentale vada regolamentato in senso molto restrittivo e l’Ordine abruzzese ha già sanzionato duramente comportamenti ritenuti non decorosi.

Come psicologi e psicologhe abbiamo in figura la sofferenza dei minori e dei loro genitori precipitati in una situazione dolorosissima; tuttavia, riteniamo necessario ribadire il rigore dei metodi e delle procedure scientifiche volti a tutelare i singoli attraverso molteplici e accurati livelli di valutazione e decisione. Come Ordine, vigiliamo con rigore affinché ogni iscritto operi con decoro e correttezza scientifica, sanzionando laddove presenti comportamenti ritenuti non idonei.

Certi di aver offerto un contributo utile alla Sua analisi, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Prof. Enrico Perilli
Presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi d’Abruzzo

Dott. Marco Mancini
Consigliere Referente per la Psicologia Giuridica